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Posted by Che scuola on 30 Novembre 2019
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Difficoltà di scrittura nel bambino: COSA fare

Molto spesso genitori ed insegnanti rilevano difficoltà di scrittura nel bambino osservando alcuni segnali quali: eccessiva lentezza, scarsa chiarezza, mancato rispetto degli spazi, disegno immaturo, traccia calcata, dolore… potrebbe trattarsi di disgrafia? O di una difficoltà temporanea? È indubbiamente un tema molto ampio per cui è bene fare subito chiarezza su alcuni punti.

DSA e disgrafia

Il termine DSA indica i disturbi specifici di apprendimento che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto; questi si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e sono definiti disturbi del neurosviluppo in quanto dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neurali coinvolte in questi processi e la loro causa, quindi, non è assolutamente da attribuirsi ad un deficit di intelligenza né a deficit sensoriali. Una panoramica dei DSA potete trovarla in un precedente articolo: DSA
In particolare, la disgrafia riguarda il controllo degli aspetti grafici della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione; pertanto si manifesta in una minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura.

Le competenze del processo di scrittura

Adesso facciamo un piccolo passo indietro… quali sono le abilità legate alla grafomotricità? È importante conoscerle perché eventuali lacune, anche in una sola di queste aree, potrebbero interferire con l’abilità di scrivere!

• Controllo posturale e capacità di lateralizzazione;
• Coordinazione dinamica dell’arto superiore, necessario per poter controllare i movimenti del braccio;
• Coordinazione occhio-mano, ovvero l’abilità che permette un lavoro simultaneo e coordinato fra i movimenti degli occhi e quelli dell’arto superiore scrivente;
• Motricità fine, quindi il prodotto di movimenti minuziosi e precisi a carico della mano e delle dita;
• Abilità visuo-spaziali, ovvero la capacità dell’individuo di percepire, agire ed operare sulle rappresentazioni mentali in funzione di coordinate spaziali;
• Percezione ed analisi visiva, ossia l’abilità di discriminare le forme, associarle, apprezzarne le caratteristiche e individuarne le differenze;
• Orientamento ed organizzazione spazio-temporale, cioè la capacità di percepire la posizione del proprio corpo in relazione agli oggetti e alle persone nello spazio e nel tempo. Sono necessarie per consentirci di orientarci nello spazio grafico del foglio, capire dove iniziare a scrivere e dove interrompersi, seguire un andamento lineare, mantenere una grandezza regolare delle lettere, orientarle correttamente, sapere cosa viene prima e cosa dopo, mantenere un ritmo.
• Memoria a breve e lungo termine
• Attenzione sostenuta
• Abilità fonologiche, metafonologiche e linguistiche

Le difficoltà di scrittura nel bambino: i campanelli d’allarme

Possono essere molteplici, i più frequenti sono:

• scrittura scarsamente leggibile;
• lentezza nello scrivere;
• dolore alle dita e/o al polso e/o al braccio scrivente;
• traccia molto calcata e buchi nel foglio;
• ritocchi di segni già tracciati;
• discontinuità del tratto e numerose interruzioni;
• lettere di differente grandezza;
• non rispetto dei margini;
• lettere tremolanti;
• impugnatura della penna/matita inusuale;
• evitamento e rifiuto nei confronti di attività grafomotorie etc…

In presenza di sintomi come procedere?
I sintomi non sono rari, soprattutto nei piccoli che per la prima volta si approcciano alla scrittura e, ancor di più, nei casi in cui i bambini non siano stati esposti ad attività di pre-scrittura durante la scuola dell’infanzia. Spesso le difficoltà sono già rilevabili nella scuola dell’infanzia, in particolare verso i 5 anni e, nonostante la diagnosi di disgrafia possa essere effettuata a partire dalla fine del II anno della scuola primaria, è di primaria importanza agire tempestivamente. Prima di tutto sarà fondamentale comprendere a quali di queste componenti sono dovute le difficoltà del bambino. Per questo motivo risulta necessario effettuare una valutazione neuropsicomotoria in modo da identificare le problematiche specifiche e poter, eventualmente, iniziare un percorso riabilitativo per potenziare, recuperare o vicariare tali difficoltà.
La precocità è con cui si interviene può cambiare notevolmente l’esito di un trattamento. Infatti, secondo la letteratura scientifica, l’efficacia di un trattamento per le difficoltà grafomotorie è inversamente proporzionale all’età in cui viene effettuato e dal III anno della scuola primaria le possibilità di modificabilità sono ridotte, al contrario a 4-5-6 anni si possono avere miglioramenti notevoli.
La diagnosi può ma consiglio è di rivolgersi al servizio di neuropsichiatria infantile del territorio oppure ad un centro specializzato privato e/o convenzionato per iniziare, il prima possibile, l’iter valutativo. Le tempistiche possono variare, nel contesto pubblico di solito vi è una lista d’attesa mentre nel privato il processo è più rapido.

 

La scuola come può intervenire?
La segnalazione tempestiva delle difficoltà da parte delle insegnanti è un tassello essenziale. La scuola può davvero fare la differenza. Di fronte ad un dubbio bisogna procedere senza procrastinare ed evitando di minimizzare le problematiche perché, con il tempo e con l’aumentare delle richieste scolastiche, le difficoltà tendono ad aumentare con risvolti negativi anche sul fronte emotivo.

Secondo la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012  la scuola ha la possibilità di redigere un Piano Didattico Personalizzato (PDP) in modo da fornire gli adeguati strumenti di supporto per raggiungere gli obiettivi scolastici previsti.

 

Mereu Cristina – Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva – Che scuola

 

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