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Lo sviluppo del linguaggio nel bambino: le tappe fondamentali

Posted by irene maida on 23 Gennaio 2020
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Oggi parleremo di comunicazione, esaminando le principali tappe di sviluppo del linguaggio nel bambino e i relativi indicatori. Ma partiamo dalle basi.

Cos’è il linguaggio?

Il linguaggio è un sistema di segni convenzionali del vissuto del bambino e usati in un contesto appropriato.

“Imparare a comunicare” significa apprendere:
• un sistema di gesti, suoni e parole,
• un sistema sintattico e grammaticale,
• essere motivati ad usare il linguaggio, usarlo nel contesto appropriato: quando e dove parlare, di che cosa, a chi e in che modo.

Ogni bambino è unico: cresce ed impara a comunicare sviluppando caratteristiche individuali differenti. È molto importante rispettare queste diversità, evitando di creare aspettative o di fare richieste non adeguate ad un determinato momento della sua crescita. In questi casi, infatti, si può rischiare di esporre il bambino a insuccessi imprevedibili che potrebbero minare la sua autostima.

Allo stesso tempo, però, sarebbe meglio evitare di porsi all’estremo opposto. In nome dell’individualità e della variabilità del ritmo di sviluppo, non ci si occupa di difficoltà del linguaggio aspettando fiduciosamente un miglioramento (il classico “non si preoccupi, parlerà” di chi è poco informato!).

Le differenze individuali sono consistenti e possono riguardare sia lo stile di acquisizione e di sviluppo dei suoni della lingua, del lessico, della formazione di frasi, del modo di raccontare episodi e storie, sia della fluenza, cioè la velocità e l’assenza di interruzioni nel parlare.

Pur rispettando le caratteristiche evolutive del singolo bambino, è quindi importante fare attenzione ad alcuni indicatori dello sviluppo linguistico, che si articola in 3 fasi principali. Vediamo insieme quali sono le tappe evolutive fondamentali del linguaggio, dalla nascita del bambino fino ai 4 anni.

1. Fase prelinguistica: sviluppo fonologico e vocale

Nelle prime settimane di vita il bambino comunica tramite il pianto. E’ un sistema di segnalazione e ne esistono diversi tipi. Uno di questi è il pianto di ” irritazione-richiamo”, che il bambino utilizza per richiamare l’attenzione dell’adulto a partire dalla terza settimana di vita.
In una fase più avanzata compaiono la risata prolungata, le imitazioni e le produzioni di suoni prevalentemente vocalici e consolanti prolungati, corrispondenti in genere ad uno stato di benessere del bambino quando interagisce con il genitore. In questa fase i bambini si mostrano anche capaci di associare le vocalizzazioni con i contorni dei visi.

Durante l’allattamento la mandibola si apre e si chiude ritmicamente, ed è proprio da questa base neuromuscolare legata alla nutrizione che il bambino acquisisce gli schemi motori e articolatori.

All’età di circa sei mesi, comincia ad apparire il “babbling o lallazione “: il bambino produce in ogni vocalizzazione una serie di sillabe del tipo consonante-vocale (esempio: “pa-pa-pa” oppure “ba-ba-ba”), che si ripetono nelle prime fasi in modo identico, e successivamente variano (esempio: “pa-pe-pe” oppure “ba-pa-ma”), in cui la consonante rimane la stessa.
Il babbling viene utilizzato in giochi di imitazione con la madre o altri adulti di riferimento, ma serve soprattutto a far capire al bambino che la comunicazione è a due vie, e che è un interlocutore molto gradito. Inoltre in questo modo riceve un feedback che lo informa sulla differenza tra la sua produzione e quella dell’adulto. In questa fase può essere interessante per i genitori conoscere alcuni consigli pratici per incoraggiare la lallazione nel bambino.

Si arriva così alle “proto parole o quasi-parole”, che il bambino utilizza per comunicare un certo significato all’interno di un determinato contesto. Si tratta di espressioni non ancora fonologicamente corrette, come ad esempio “baba” per indicare l’acqua. Successivamente, intorno al primo anno di vita, il bambino sperimenta la produzione delle prime parole.

Prime settimane di vita:
– comunica attraverso il pianto
A 3 mesi:
– emette i suoni per il piacere di ascoltarli (“canta”)
– ascolta e volta la testa o gli occhi verso la fonte sonora e la guarda
A 6-7 mesi:
– fase della lallazione: consonante più vocale (papapa, dadada…)
– controlla i suoni che emette

2.  Le prime parole e lo sviluppo del lessico.

I bambini cominciano a produrre le prime parole ad un’età che varia tra gli 11 e i 13 mesi. In genere indicano persone, oggetti e azioni molto familiari (“no”, “ao” per ciao, “pu” per non c’è più) che corrispondono a contesti ristretti e specifici. In questa fase il bambino fa ancora un uso non referenziale delle parole, per cui “mao” sarà solo ed esclusivamente il gatto che ha in casa e non quello della vicina.

La tappa seguente riguarda il processo di astrazione e di decontestualizzazione del linguaggio. Durante questa fase il bambino comprende che le parole sono simboli che rappresentano oggetti ed eventi, per cui tutti i gatti in qualunque situazione si chiamano “mao”. È qui che inizia l’uso referenziale del linguaggio, che riguarda anche l’aspetto della comprensione. La capacità di comprensione del bambino, infatti, predice l’ampiezza del vocabolario che egli produrrà in età successiva. In breve, più parole comprende in un dato momento, tanto più parole produrrà in un momento successivo.

Tra i 16 e 20 mesi si verifica la cosiddetta “esplosione del vocabolario, ovvero si registra un forte incremento del numero di parole prodotte. Il bambino sembra scoprire che ogni cosa ha il suo nome e che se non lo si conosce si può chiedere a qualcuno.
Al di sotto delle 50 parole il vocabolario del bambino è composto per la maggior parte di nomi, mentre quando si superano le 100 parole cominciano ad emergere i verbi, gli aggettivi ed altri elementi, come preposizioni ed avverbi.

Dai 12 ai 20 mesi:
– abbandona i gesti per le parole
– usa le parole anche in assenza dell’oggetto o della persona (decontestualizzazione)
– inizia ad usare i verbi, accompagnando le proprie azioni

3. Sviluppo delle frasi e della grammatica.

Intorno ai 24 mesi il vocabolario di un bambino è formato da almeno 50 parole.
Con un adeguato incremento del vocabolario, il bambino passa da un linguaggio formato dalla parola-frase o olofrase, composta dalla parola singola, alla combinazione di almeno due parole in una frase.

A 36 mesi pronuncia tutti i fonemi (lettere) ad eccezione della “r” e dei gruppi consonantici.

In questa tappa il bambino inizia a sviluppare anche la grammatica. Le regole della grammatica comprendono da un lato gli aspetti morfologici, dall’altro la sintassi della lingua. I primi hanno a che fare con l’acquisizione di quel pezzetto di parola (prefissi e suffissi) che serve per esprimere il singolare o il plurale, il maschile o il femminile, il passato o il futuro dei verbi. Con sintassi, invece, si fa riferimento alle regole che permettono di costruire frasi complesse, come ad esempio le frasi passive, e di unire due o più frasi per costruire un discorso.

Lo sviluppo grammaticale è strettamente correlato allo sviluppo lessicale e tale correlazione risulta molto più forte di quella tra lo sviluppo della grammatica e l’età del bambino.

Le tappe evolutive sono indicative, ma sono utili per capire se lo sviluppo è adeguato per l’età oppure se sono presenti dei segnali che necessitano di monitoraggio.

Fare particolare attenzione:

  • Se nei primi mesi:
    • sente bene, reagendo a stimoli sonori
    • cerca con il suo sguardo di entrare in comunicazione con gli altri
  • Se entro i 2 anni:
    • il vocabolario, a parte “mamma” o “papà”, conta poche altre parole
    • il linguaggio è prevalentemente inintelligibile
    • non associa almeno 2 parole per formare le frasi
  • Se entro i 3 anni:
    • il linguaggio è ancora poco comprensibile, soprattutto alle persone che sono al di fuori del nucleo familiare
    • usa pochi verbi e nessun articolo o preposizione
    • usa poco il plurale
    • raramente costruisce frasi
  • Se entro i 4 anni:
    • il linguaggio non è completamente comprensibile
    • racconta semplici eventi con difficoltà

Potenziare il linguaggio, anche leggendo e raccontando delle storie, può aiutare i bambini ad avere un atteggiamento positivo verso i libri e successivamente, l’apprendimento della lettura e della scrittura, saranno più facili.

DOTT.SSA DANIELA DI FRANCO
Logopedista – Biologa
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