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Posted by Che scuola on 17 Dicembre 2019
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Nido o nonni?

Il momento della scelta è arrivato perchè la mamma e il papà devono tornare al lavoro. La domanda è lì da mesi che aspetta una risposta: “ E’ meglio che il mio bambino vada al nido, o che stia a casa tra le cure amorevoli dei nonni? “.  

Con questo articolo vogliamo fornire alcuni spunti di riflessione augurandoci che possano aiutare i genitori a facilitare la scelta.

Prima di ogni altra posso affermare, lo dico come mamma e come maestra, che ogni genitore in cuor suo, osservando il suo bambino è capace di trovare la giusta soluzione. Ascoltarsi e fidarsi delle proprie intuizioni è sempre la cosa migliore. Non ci sono mai ricette, ma solo suggerimenti e osservazioni che possono fornire spunti per decidere più serenamente. Ogni situazione è un caso a se stante e per questo desideriamo dare qualche input per stimolare l’ascolto del vostro ”io” per fare la scelta migliore.

Detto ciò possiamo esaminare alcuni aspetti; vantaggi e svantaggi dell’ingresso al nido o del rimanere a casa con i nonni.

Nido o nonni? Perchè scegliere il nido

Il nido è un valido sostegno come proseguimento e accompagnamento della crescita di ogni bambino. E’ il primo ingresso in “società” e come tale va ben valutato. Il nido deve essere un luogo della cura e dell’accoglienza, un proseguimento delle braccia materne.

Vivere insieme ad altri, condividere spazi e giochi stimola i bambini nello sviluppo psicomotorio implementa il linguaggio, facilita l’acquisizione di competenze pratiche e relazionali.

“Condividere” al nido significa innanzi tutto imparare lentamente ad ampliare la propria sfera affettiva, riconoscere nuove figure di riferimento di cui potersi fidare. Si impara che non tutto è mio e che è necessario scendere a patti, che i miei bisogni sono fondamentali come quelli degli altri. Imparo a ricevere e a dare limiti.

Al nido si da molta importanza alle “routine”, vestirsi e svestirsi, la toilette, il cibo, la nanna, si trova un modo per vivere in una piccola comunità: tutti importantissimi momenti di crescita. Avere un contesto ben organizzato e metodico in questo senso può aiutare i bambini ad entrare più facilmente nel ritmo sonno-veglia, nel controllo degli sfinteri, nella dimestichezza con il cibo.

Tra genitori e nido nasce un patto di alleanza, uno scambio continuo, una fiducia reciproca, la famiglia si sente supportata nelle scelte educative.

Importante però è scegliere un nido che abbia i presupposti per coltivare questa alleanza e che abbia caratteristiche adeguate.

Le figure di riferimento sono infatti fondamentali nei primi anni di vita del bambino, e per questo è importante scegliere un luogo e persone che vi trasmettano passione, dedizione e competenza.

Anche l’ambiente è importante: ll bambino nei primi anni di vita è un organo di senso, conosce il mondo tramite i sensi e tutto si imprime con maggior intensità. Gli aspetti importanti da osservare nella scelta del luogo sono: i colori, i suoni, gli odori, i materiali, i giochi, la possibilità di stare all’aperto. E’ Importante che i bambini abbiano spazio per muoversi e che questo aspetto non venga sottovalutato.

La possibilità che i bambini nei primi tre anni possano stare a terra, gattonare, fare giochi di movimento, stare molto all’aperto è fondamentale per una crescita armonica dell’organismo, per irrobustire lo scheletro, per non incorrere in problemi posturali nello sviluppo.

E’ importante che il contesto educativo sia il più attento possibile ad ogni singolo bambino e i piccoli gruppi possono facilitare questo processo. Alcune domande da porre al nido per riuscire a selezionarlo al meglio le trovate in un nostro articolo precedente open day al nido.

Quando il nido non è un vantaggio?

Il nido ha solo aspetti positivi? La risposta è no! Come sempre dipende dal bambino e dalla famiglia. Per alcuni bambini il fatto di trovarsi insieme ad altri, stare a nuovi ritmi, nuove figure di riferimento, può essere fonte di stress e dunque prematuro. Il nido è comunque un luogo promiscuo ed è indubbio che ci si ammala di più.

Per alcuni bambini il tempo del distacco dai genitori costituisce una grossa difficoltà e non sempre è pronto a fare questo passaggio nel momento in cui gli adulti lo richiedono.

Per altri c’è bisogno di un lungo periodo di assestamento.

In questi casi si può pensare a dei passaggi graduali. Per esempio andare a prendere i bambini dopo pranzo ed aspettare ad inserire la nanna pomeridiana al nido, oppure frequentare il nido solo tre volte alla settimana.

Nido o nonni? Perchè scegliere i nonni.

Talvolta, è più rassicurante rimanere a casa, con i propri ritmi e abitudini, “digerendo” gradualmente il distacco dalla figura primaria di riferimento.

Anche per noi genitori può essere presto lasciare il nostro bambino nelle mani di un “estraneo” se pur competente (anche se estraneo lo sarà solo per poco).

E’ importante ascoltarsi e chiedersi prima di tutto cosa ci tranquillizza maggiormente. Qual è la situazione dove ci sentiamo meglio. Questa sarà la soluzione giusta anche per il nostro bambino che sente e riconosce i nostri stati d’animo.

Nel mio lavoro di maestra mi è capitato di constatare insieme ad alcune famiglie che l’inserimento al nido era faticoso e vissuto con ansia principalmente da loro stessi. In questi casi il bambino difficilmente si inserisce al nido. Non c’è fretta, con serenità si può rimandare l’inserimento al momento in cui tutto il nucleo è pronto.

I nonni sono un grande dono: un rapporto di amore speciale che va coltivato in tutte le sue parti e che accompagna la crescita dei bambino. Il loro è un sostegno è un aiuto, ma non possono sostituire il ruolo genitoriale e neppure quello scolastico. Certamente nei primi anni di vita i nonni possono essere una valida alternativa la dove i ruoli sono chiari e i rapporti sereni.

A volte sento mamme che si lamentano perché i nonni non seguono le loro istruzioni nello stare con i nipoti. Questo può essere un problema nel rapporto intergenerazionale. I genitori giustamente stabiliscono regole, priorità, atteggiamenti da mantenere con i figli e chiedono ai nonni di rispettarle.

Non possiamo tuttavia chiedere ai nonni di portare i bambini sempre fuori se non se la sentono o di “non dargliele sempre vinte”; il coinvolgimento affettivo dei nonni è alto, loro sono già stati genitori, hanno allevato figli avendone la piena responsabilità. Non sempre, dunque, dare regole è il loro compito. Dai nonni si ha quella coccola in più, con i nonni è sempre festa, comprano il regalo speciale che noi mai avremmo acquistato e tutto questo è meraviglioso se rimane nella sfera dello straordinario. Quando affidiamo per un lungo tempo i piccoli ai nonni nei primi anni di vita, è bene che ci sia una buona intesa con la famiglia d’origine. E’ bene che i ruoli siano chiari, che concordiamo sul modello educativo e che ci sia un buon dialogo, una possibilità di confronto costante.

 

Luisella Piazza – Consulente Pedagogica – Che Scuola

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